SINTESI ALLA NUOVA LEGGE QUADRO SULL'ASSISTENZA

Buoni servizio – R.M.I.  Assegni di cura per anziani

Legge  n. 328 del 8/11/2000

          Con la Legge Quadro n. 328 del 8/11/2000 è stata riordinata la complessa materia dei servizi Sociali, che archivia centodieci anni della vecchia Legge Crispi del 1890.

         Le Regioni atterranno un fondo unico globale per le politiche dell’assistenza.

La Legge prevede per tre anni, fino al 2003 un’incremento[1][4] delle risorse per 1.800 miliardi, che si sommeranno alle disponibilità del fondo sociale, che a regime, raggiungeranno i 30 mila miliardi, oltre alle risorse delle numerosissime I.P.A.B. (Istituzioni di Beneficenza ed Assistenza)

         La Legge con i suoi 30 articoli inquadra  vari livelli di assistenza ai quali ogni Comune deve attenersi, tra questi si evidenziano:

·         Buoni Servizio – che serviranno per acquistare servizi sociali da soggetti privati accreditati.

·         Assegni di cura per anziani – che verranno erogati alle famiglie che si impegneranno ad assistere anziani a casa.

·         Livelli essenziali di assistenza- Si dovranno garantire servizi sociali professionali, un pronto intervento sociale per le emergenze, l’assistenza domiciliare strutture semi residenziali e diurne.

·         R.M.I. Reddito Minimo d’Inserimento- forme di aiuto finanziario alle famiglie in stato di povertà.

·         Riordino delle I.P.A.B. Trasformazione della natura giuridica delle I.P.A.B. prevedendo  lo scioglimento di quelle inattive.

·         Orfanotrofi. Eliminazione degli orfanotrofi privileggiando l’affido familiare e strutture casa-famiglia.

NOTE ALLA LEGGE QUADRO

Il principale obiettivo della legge quadro sull’Assistenza è il superamento delle disuguaglianze e delle forme di emarginazione sociale. La famiglia è al centro dell'interesse; anche quando si dispongono misure individuali lo scopo è sempre la tutela del nucleo familiare.

Questo emerge particolarmente con gli articoli 14 e 15 che fanno parte del capo terzo "Disposizioni per la realizzazione di particolari interventi di integrazione e sostegno sociale". Si ipotizzano nuovi e più moderni sistemi che prevedono, oltre a misure economiche, iniziative particolari e servizi, definiti di "sollievo", per affiancare la famiglia nella cura dei disabili e degli anziani.

Articolo 14

"Progetti individuali per le persone disabili"

Si stabilisce che i Comuni realizzano, d'intesa con le ASL, a richiesta degli interessati e nell'ambito delle risorse disponibili (in base ai piani nazionali, regionali e dì zona) "progetti individuali". Deve trattarsi di progetti idonei a conseguire la piena integrazione dei disabili nella  vita familiare e sociale, nei percorsi dell'istruzione scolastica o professionale e nel lavoro. 

Destinatari di questa norma sono coloro che presentano minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali  stabilizzate o progressive) tali da causare un processo dì svantaggio sociale o di emarginazione in conseguenza delle difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa. Non solo dunque si personalizzano gli interventi di sostegno attraverso la creazione  dì percorsi ad hoc a seconda delle esigenze singole (e questo a livello di base rendendo  sempre più centrale il ruolo dei comuni). Si tende ad eliminare la separazione tra ambito sanitario e sociale che finora ha impedito una visione complessiva della persona nella totalità dei suoi bisogni, ciò che ha determinato in prevalenza interventi settoriali. Il "progetto individuale" comprende invece sia la valutazione diagnostico-funzionale e le prestazioni di cura e riabilitazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale sia i servizi alla persona, cui provvede il comune in forma diretta o accreditata (con particolare riferimento al recupero e all'integrazione sociale) e le misure economiche necessarie per superare condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale. Vengono, inoltre, definite le potenzialità e gli eventuali aiuti per il nucleo familiare. Fin qui le previsioni della legge. Per realizzarle è indispensabile (oltre a risorse adeguate) il concorso di diversi fattori tra cui, in particolare, una burocrazia snella, efficiente ed operatori professionalmente adeguati. Una sfida impegnativa considerato i soggetti istituzionali preposti (Stato, regioni, comuni). L'articolo in questione infine, per facilitare la persona disabile nell' accesso ai servizi ed alle prestazioni sociali, prevede che siano indicate nella tessera sanitaria, su richiesta dell'interessato i dati relativi alle condizioni di on autosufficienza o di dipendenza. Un decreto del ministro della sanità definirà le modalità e indicare i dati stessi quale per l'autonomia delle persone in questione e per affiancare il nucleo familiare nell'assistenza domiciliare alle persone (anziane) che ne fanno richiesta. La quota di tale finanziamento e le modalità per ripartire. Sono disposte annualmente dal ministro per la Solidarietà sociale, ferme restando le competenze del Servizio Sanitario Nazionale in materia di prevenzione, cura e riabilitazione per le patologie acute e croniche, specie per i soggetti non autosufficienti. La ripartizione avviene in base a criteri ponderati per quantità di popolazione, classi di età e incidenza degli anziani. Una parte del finanziamento è riservato ad investimenti e progetti integrati tra assistenza e sanità, realizzati con azioni e programmi coordinati tra soggetti pubblici e privati. Lo scopo è quello di aiutare e favorire l'autonomia delle persone anziane e la loro permanenza nell'ambito familiare. Anche in questo caso siamo in presenza di interventi non settoriali, premessa indispensabile per un lavoro di sostegno a persone e gruppi. In sede di prima applicazione della legge, le risorse disponibili in basta piani nazionali, regionali e di zona sono finalizzate al potenziamento delle attività di assistenza domiciliare integrata: A riprova del lavoro svolto le Regioni destinatarie dei finanziamenti indicati sono tenute a trasmettere al ministro della Solidarietà sociale e a quello della sanità una relazione annuale circa lo stato di attuazione degli interventi e gli obiettivi conseguiti. Nel caso in cui le regioni non provvedano all'impegno contabile delle quote di competenza entro i tempi stabiliti, il ministro per la Solidarietà sociale stabilisce la rideterminazione e rassegnazione dei finanziamenti.

 

 



[1][4] Da Politica e società La Repubblica 19/10/2000

 

 

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